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08/11/2015

CIOCCOLATO COME CHAMPAGNE   


Il cioccolato? Tra qualche anno potrebbe diventare uno status symbol, un cibo d’élite, un lusso che non tutti si potranno permettere. La tavoletta da due euro e cinquanta al supermercato? Un ricordo del passato. Il presidente di Eurochocolate Eugenio Guarducci ci spiega perché.

 


 
 
 
Dottor Guarducci, resteremo senza cioccolato?
Questo no, ma tra dieci, quindici anni, potrebbe costare molto di più e diventare un bene che non tutti possono permettersi. La tavoletta al supermercato da 2 euro e cinquanta potrebbe diventare solo un lontano ricordo.
 
Perché?
E’ molto semplice, il consumo aumenta esponenzialmente e non si coltiva abbastanza cacao per soddisfare le richieste. Un esempio: i cinesi oggi consumano 70 grammi di cioccolato a testa all’anno. A breve questo consumo decuplicherà e la Cina potrebbe diventare il primo consumatore di cioccolato al mondo. Questo condizionerà e farà aumentare non solo i prezzi del cacao, ma anche di tutti quegli ingredienti che servono per produrre il cioccolato: ad esempio nocciole e latte in polvere. Secondo aspetto: nella fascia equatoriale, che ha il clima più favorevole per la coltivazione dell’albero del cacao, continente africano per capirci, molti produttori abbandonano il cacao per altre coltivazioni, che portano a produzioni più remunerative, come olio di palma o di karité. Il problema oggi è che c’è una profonda divisione tra chi produce cacao - per lo più  Paesi in via di sviluppo - e Paesi “ricchi” che ricevono le fave di cacao e si occupano della trasformazione in cioccolato e prodotti dolciari. Ci sono bambini in Costa d’Avorio, il primo produttore mondiale, che non hanno mai mangiato una tavoletta di cioccolato. E’ come se l’Italia producesse l’uva e poi la spedisse all’estero per trasformarla in vino e gli italiani non potessero berne nemmeno un sorso.
 
Innaturale.
Esatto.
 
Soluzioni?
Evitare che il numero e la qualità delle coltivazioni diminuiscano. E per farlo bisogna far entrare più soldi nelle tasche dei produttori. Il primo passo può essere quello di aprire aziende di trasformazione in loco, proprio in quei Paesi che producono le fave di cacao. In questo senso Expo Milano 2015 grazie al Cluster del Cacao e del Cioccolato sarà un’occasione eccezionale far conoscere di persona chi produce il cacao e chi gestisce le aziende di trasformazione. A volte guardandosi negli occhi e con una sincera stretta di mano si iniziano progetti che possono cambiare il mondo.
 
Come è nato Eurochocolate, il Festival Internazionale del cioccolato che si svolge a Perugia?
L’idea è arrivata quando avevo diciotto anni. Sono stato all’October Fest con degli amici e lì ho avuto un’illuminazione: quella non era soltanto una festa della birra, era un prodotto che sposava la città. L’occasione per valorizzare un territorio grazie ad un prodotto attirando centinaia di migliaia di turisti. Se vogliamo dirlo in gergo tecnico, puro “marketing del territorio”.
 
E lei ha pensato di applicarlo in Italia.
Sì, con Eurochocolate. Perugia è nell’immaginario collettivo una città legata al cioccolato. Chi non conosce i Baci? Oggi Eurochocolate fa un milione di visitatori all’anno e come manifestazione viene “riconosciuta” nei sondaggi più del Festival di San Remo. E, visto che in Italia le eccellenze sono tante, abbiamo proseguito con “MortadellaBò” a Bologna per valorizzare la Mortadella di Bologna IGP, con “Anghiò”, il Festival del Pesce Azzurro che si svolge a San Benedetto del Tronto, con “Fritto Misto” ad Ascoli Piceno, famosa ad esempio per l’oliva ascolana e con “CioccolaTò” a Torino, altra città storica del cioccolato.  L’idea piace e i Festival si moltiplicano.
 
Sagre 2.0?
Molto di più. Si parte coinvolgendo attivamente i produttori, inventando un nome accattivante, riempiendo la manifestazione di contenuti come visite guidate, incontri e degustazioni e, soprattutto, comunicando l’evento alla stampa. Conta molto la spettacolarizzazione: dal “Bacione”, il cioccolatino più grande del mondo dal peso di 5.980 chili alla tavoletta più grande del mondo, 3.580 chili di peso, alle sculture di cioccolato realizzate dal vivo durante la manifestazione. Gli effetti sono una risonanza internazionale, attenzione della stampa e i social network che “impazziscono”.
 
In fondo, però, quando si pensa al cioccolato il pensiero corre subito a Svizzera e Belgio più che all’Italia.
E’ vero, ma non bisogna dimenticare che noi italiani siamo bravi negli abbinamenti, e quindi ecco nascere il cioccolatino al sale di Cervia, alla paprika dolce, al peperoncino e vaniglia, alla rosa e cardamomo. Le possibilità sono praticamente infinite.
 
Insomma, la creatività italiana per ripensare il cioccolato in modo nuovo e quindi aumentare business e consumi?
Assolutamente sì. Basti pensare alla collaborazione tra designer e maestri cioccolatieri, che diventano Costruttori di Dolcezze by Eurochococolate. Nascono così “Io me la Squaglio ”,  il cubetto di cioccolato già sul cucchiaino da sciogliere direttamente nella tazza, la “Choco Pizza”, una forma tonda di cioccolato arricchita da frutta secca che reinterpreta la tradizionale pizza italiana e la “Gratta Chock”, che permette di grattugiare direttamente il cioccolato su caffè e cappuccino, mousse, torte o crepes. Idee nuove che piacciono al pubblico e che "fanno bene" alle vendite, valorizzando il prodotto.
 
tratto da: http://magazine.expo2015.org/cs/Exponet/it/lifestyle/il-cioccolato-rende-felici



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